Studio: La missione del cristiano

In cosa consiste la missione del cristiano?

Vi è un consenso quasi universale nell’indicare almeno 4 componenti che unitamente compongono quella che si può definire la “Missione” affidata da Cristo alla sua Chiesa:

  • La predicazione e l’annuncio del Vangelo della salvezza a chi non crede per la sua conversione
  • L’aiuto a chi è in difficoltà (malattia, povertà, distretta) in nome e per conto del Signore Gesù Cristo
  • Il culto di adorazione a Dio come celebrazione del presente e del futuro Regno di Dio
  • L’opera di avanzamento del Regno di Dio in termini di giustizia, pace, solidarietà, onestà, santità, etc…

Con il termine Missione indichiamo innanzitutto l’essere inviati: essere mandati.

Giovanni 20:21 
Poi Gesù di nuovo disse loro: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».

Il campo di missione è il mondo; Gesù lo dice chiaramente nella parabola del seminatore. Abbiamo dunque un mandato, siamo stati inviati, e questa è la definizione del “missionario”. Ognuno di noi lo è perché Cristo ha inviato ognuno di noi, dal momento in cui ci ha salvati. Gesù ci manda come ambasciatori, nel suo nome al mondo. La chiesa non fa nulla se non per conto, attraverso e per la gloria del suo Signore Gesù Cristo. Questo non significa soltanto che la predicazione e il culto devono avere come tema Cristo. Significa molto di più, che tutte le attività della chiesa, sono fatte da Lui per Lui e in vista di Lui. Tutto ciò che la chiesa fa deriva dal seguire il mandato e l’istruzione di Cristo. Possiamo dire che la missione della chiesa consista nel continuare o proseguire l’attività e ministero di Cristo quando era sulla terra: Cristo annunciava l’arrivo del Regno nella sua persona e noi abbiamo la responsabilità di predicare e annunciare il vangelo di Cristo che ha portato la salvezza agli uomini. E lo possiamo fare in molti modi.

Premesso questo, e premesso che non mi sento nel modo più assoluto in grado di parlare di missione, vorrei brevemente riflettere su qualche scrittura provando a mettere insieme qualche pensiero su questo grande tema.

Matteo 21: 28-29 
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli e rivolgendosi al primo disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella mia vigna”;  ma egli rispose e disse: “Non voglio”; più tardi però, pentitosi, vi andò.

Giusto per puntualizzare: Sapete che la parola missionario (non sono un fan di questa parola) non compare nella mia Bibbia?  Io ho una Bibbia Diodati ma neppure nella versione Riveduta compare. Non è un termine che la Bibbia usa. Ora questo di per se può voler dire poco, però, a mio avviso, è sempre meglio per noi utilizzare i termini che Dio usa. Molto spesso noi attribuiamo un significato alle parole e le applichiamo alla vita spirituale rischiando di fraintendere ciò che Dio vuole dirci attraverso le sue parole.

Dal dizionario leggiamo che: Un missionario è colui che si impegna a diffondere una religione in aree in cui non è ancora diffusa.

Il termine “missione” prende corpo verso la metà del Cinquecento e sono i Gesuiti a promuoverne l’utilizzo: esso proviene dall’introduzione del quarto voto da parte di Ignazio di Loyola durante la costituzione della Compagnia di Gesù. 
L’origine teologica del termine è la traduzione latina della parola greca apostolo; Non sempre la diffusione della propria religione è il compito principale del missionario, specialmente quando questi operi in zone con elevata eterogeneità culturale. 
Non voglio entrare in questa disquisizione, non è questo il contesto ne lo scopo di questa riflessione, ma è corretto che noi sappiamo da dove arrivano le parole che usiamo e il senso che hanno.

Dato che la mia “missione” come Cristiano non è quella di diffondere una religione (in questo senso), ma è quella di annunciare il glorioso vangelo di Cristo, e dato che non credo nella successione Apostolica in senso stretto (e neppure in senso “lato”) allora tecnicamente preferirei non definirmi mai missionario.

La parola che la Bibbia usa e che vorrei usare anche io questa sera è: Discepolo/Seguace

La definizione da dizionario per la parola discepolo è questa: Chi riceve l’insegnamento di un maestro, soprattutto in quanto sia o si senta a lui legato da stretti legami spirituali e intellettuali.  Chi segue le dottrine o le opinioni di quel maestro e chi conforma la propria vita, i proprî principî e giudizî sull’esempio di un maestro.

Ora per essere un discepolo di Cristo è necessaria una caratteristica ulteriore e fondamentale; la conditio-sine-qua-non, che nella definizione generale del dizionario non c’è , ma sulla quale la Bibbia non fa sconti è che: per essere un discepolo di Cristo è innanzitutto necessario aver creduto nel Signore Gesù, aver ricevuto la Salvezza eterna e dunque lo Spirito Santo. È necessario dunque essere cristiani. Essere nati di nuovo. Essere rigenerati.

Pertanto nessuno che non sia credente potrà mai essere un discepolo di Cristo. Non so se tu che leggi sei un cristiano pertanto la domanda che ti pongo è questa:

Essere un cristiano, aver creduto fa di uomo/donna un discepolo? Se hai creduto Puoi dire in tutta sincerità e convinzione di essere salvato e di essere una nuova creatura in Cristo, ma,  puoi dire di essere un discepolo per il “solo” fatto di aver creduto? La Bibbia in questo caso è altrettanto chiara e la risposta che vi leggo è: NO!
L’aver creduto non fa di te automaticamente un discepolo!

Luca 14:26
«Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.

Luca 14:27
E chiunque non porta la sua croce e mi segue, non può essere mio discepolo.

Luca 14:33
Così dunque, ognuno di voi che non rinunzia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo.

Luca 9:23
Poi disse : «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua.

Il fatto che tu abbia creduto fa di te un credente ma poi la Bibbia ti chiama a portare la tua croce e ad ubbidire ai comandamenti di Gesù. Amare Gesù e seguirlo implica seguire i suoi comandamenti. Egli stesso dice “chi mi ama segue i miei comandamenti”…

Efesini 2:8-10
Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori. Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

Credere in Gesù non ti è costato nulla ma seguire Gesù, e dunque essere suo discepolo ti costerà sempre tutto. Ora è ovvio che Dio chiama tutti i credenti ad essere discepoli di Gesù. Nessuno può pensare che Dio lo salvi e poi non lo chiami a seguire Gesù. Per diverse ragioni, che non sto ad elencare, Dio chiede a tutti noi che abbiamo ricevuto la Grazia di Seguire il Signore Gesù…e dunque a rinunciare a noi stessi. Se vogliamo metterla così, chiama tutti noi a lavorare nella sua vigna. Chiama tutti ad essere discepoli ad essere “missionari”. Nessuno di noi può dirsi escluso. Ma certo nessuno di noi può dire di essere un discepolo “solo” per il fatto di aver creduto… siamo tutti salvati e potenziali discepoli. Le parabole del regno (dei talenti, del servitore fedele etc..) sono piene di riferimenti in questo senso..

Dunque vorrei vedere due aspetti della chiamata al discepolato che spesso ci sfuggono:

  • Tutti i cristiani sono chiamati ad essere discepoli e non è una questione di spazio (luogo) ma di tempo
  • Molto spesso la chiamata al discepolato ti metterà davanti ad una scelta che alla tua carne non piacerà

Per esaminare il 1° punto leggendo l’inizio della parabola sui lavoratori delle diverse ore:

Matteo 20:1-7
«Il regno dei cieli infatti è simile a un padrone di casa, che di buon mattino uscì per prendere a giornata dei lavoratori e mandarli nella sua vigna.  Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso l’ora terza, ne vide altri che stavano in piazza disoccupati.  E disse loro: “Andate anche voi nella vigna e io vi darò ciò che è giusto”. Ed essi andarono.  Uscito di nuovo verso l’ora sesta e l’ora nona, fece altrettanto.  Uscito ancora verso l’undicesima ora, ne trovò altri che se ne stavano disoccupati e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far nulla?”.  Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna e riceverete ciò che è giusto”.

Molto spesso si associa la missione ad un fattore logistico, geografico. Ad un luogo. Il “missionario” è colui che prende lascia tutto e se ne va in un paese lontano a fondare chiese, ad aprire orfanotrofi a predicare il vangelo. Ovviamente è anche questo ma non è solo questo. Intanto vorrei dirti che tu sei in un campo di missione anche per il solo fatto che Dio ti ha lasciato nel mondo esattamente dove sei. Nella parabola del seminatore il Signore lo dice chiaramente: il campo è il mondo. Dunque tu solo per il fatto di essere pellegrino su questa terra sei già in un campo di missione. Non hai necessariamente bisogno di spostarti dalla tua città o dalla tua nazione per essere in missione. Dio ti ha detto che sei già in missione! 

2 Corinzi 5:20
Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio.

Voi siete qui come ambasciatori e avete il ministero della riconciliazione perché Dio vi ha mandato ad annunciare al mondo (a Paullo, Segrate, Cernusco, Milano) il Vangelo della salvezza. Non è una questione di luogo anzi

1 Corinzi 7:24
Fratelli, ognuno rimanga presso Dio nella condizione in cui è stato chiamato.

Il nostro problema cari fratelli e sorelle ce lo abbiamo con il tempo! La nostra missione in teoria è già cominciata e si concluderà quando i nostri giorni termineranno. Il fatto è che annunciare il Vangelo non è qualcosa che si può fare solo a parole è necessario che siamo coerenti nella nostra vita quotidiana, perché il modo migliore per insegnare qualcosa è dando l’esempio come anche Cristo ci ha dato un esempio.

1 Pietro 4:2
per consacrare il tempo che gli resta da vivere nella carne, non più alle passioni degli uomini, ma alla volontà di Dio.

Matteo 5:16
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

E dunque tu, per tornare al nostro passo, se hai iniziato a lavorare nella vigna sai che Dio ti ricompenserà giustamente. Se non hai ancora iniziato allora sappi che il Signore fino alla fine della giornata, fino alla fine della tua vita ti chiamerà a servirlo. Sei già nel campo, sei già nel luogo della missione: devi solo iniziare a lavorare!! Magari sei un lavoratore della prima ora: Gloria a Dio magari sei un lavoratore della settima ora: gloria a Dio! Magari sei ancora disoccupato… sappi che il Signore ti chiama ancora a lavorare nella sua vigna, e ti chiama anche alla undicesima ora! Sei alla tua undicesima ora? Vai a lavorare nella vigna e il Signore ti darà ciò che è giusto. 
Ma spesso sento dire: io non so qual è la volontà del Signore per la mia vita; non capisco la volontà di Dio per la mia vita…

È semplice, leggi la sua parola. Per esempio.

1Tessalonicesi 4:1-11
Per il resto dunque, fratelli, vi preghiamo ed esortiamo nel Signore Gesù che, come avete ricevuto da noi in quale modo vi conviene camminare per piacere a Dio, abbondiate molto più in questo. Voi conoscete infatti quali comandamenti vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Poiché questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione; che vi asteniate dalla fornicazione; che ciascuno di voi sappia possedere il suo vaso in santità ed onore, non con passioni disordinate, come i gentili che non conoscono Dio, e che nessuno inganni e frodi negli affari il proprio fratello, perché il Signore è il vendicatore di tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e attestato prima. Dio infatti non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio che vi ha anche dato il suo Spirito Santo. Ora, quanto all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva, perché voi stessi siete stati ammaestrati da Dio ad amarvi gli uni gli altri. Voi infatti fate questo verso tutti i fratelli che sono in tutta la Macedonia; ma noi vi esortiamo, fratelli, a sovrabbondare in questo ancora di più, e a cercare diligentemente di vivere in pace, di occuparvi delle vostre cose e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato,

Questa è la missione a cui Dio ci ha chiamato. 
Ok tu mi dirai: si ma io sento che dovrei fare di più, vorrei impegnarmi di più fare qualcosa di specifico…questo mi porta a ragionare sul 2° punto. 
Dio ti chiede certamente di più. La Bibbia dice che egli ci brama fino alla gelosia; Dio ti chiede tutto! Ti può chiedere la vita e lo ha fatto con molti fratelli martiri nel corso della storia e lo fa anche oggi…

Ti voglio far riflettere su due aspetti di questo 2° punto:

Se Dio vuole che tu faccia qualcosa di specifico per Lui pensi che non sia in grado di fartelo capire?  Stai certo che Egli sa come farsi intendere dagli uomini. 
Con Mosè dopo 40 anni nel deserto, in cui pascolava pecore, secondo te Dio è stato abbastanza convincente nel comunicargli che lo chiamava a liberare il suo popolo? 
Isai aveva 8 figli e quando Samuele si è presentato a lui Davide non c’era ma c’erano gli altri 7… Dio ha forse lasciato Samuele nell’ignoranza riguardo al Re di Israele che aveva scelto? 
No, gli ha detto: è lui; è Davide…è quello che pascola le pecore.. 
Davide voleva costruire il tempio al Signore un’opera per Dio… Dio lo ha lasciato fare? No! Ha detto non sarai tu a costruire il tempio ma tuo figlio.
E Gedeone? Rugiada si, rugiada no..voleva essere sicuro della volonta di Dio nel liberare il suo Popolo. Dio lo ha lasciato nel dubbio? No! 

Potremmo andare avanti con molti altri esempi ma voglio completare il quadro con 2 episodi nel nuovo testamento. 
A Giuseppe Dio lo ha lasciato nel dubbio quando pensava in cuor suo di lasciare Maria? No. Gli ha mandato un angelo a dirgli prendi in sposa Maria, non temere. 
A Pietro quante volte Gesù ha dovuto ripetere “pasci le mie pecore”? Dio sa come farsi capire dagli uomini e se vuole comandarti un qualche compito particolare stai sicuro che saprà farlo anche con te. Il secondo aspetto (del secondo punto) che vorrei approfondire è che mediamente, quando Dio ti chiama a cambiare qualcosa nella tua vita, e dunque è Lui che ti dice di abbandonare la condizione in cui sei da quando hai creduto, è molto probabile che quello che ti chiederà di fare non ti piacerà e non avrai alcuna voglia di farlo! La tua carne si ribellerà e ti suggerirà: no, non è questa la volontà del Signore per me, non può essere questa! 
Allora ti dico questo: quella probabilmente è proprio la volontà del Signore per te, perché il Suo Spirito Santo ha desideri contrari alla carne, e la tua carne desideri contrari allo Spirito. La tua carne si ribella perché compiere la volontà di Dio ha un costo che spesso non vogliamo pagare. Magari ti chiama a lasciare la tua casa, o il tuo paese, o il tuo lavoro, o semplicemente ad uscire la sera con il freddo per andare a trovare una sorella malata che ha bisogno di una mano, o a rinunciare alla tua corsa serale per andare alla riunione di preghiera o rinunciare al tuo weekend per andare ad aiutare un fratello che deve imbiancare casa… 
La verità è che quando Dio ci fa vedere come possiamo essere suoi discepoli, essendo lui onesto e sincero, ci dice immediatamente quale sarà il costo e noi non vogliamo pagarlo!

Per capire qual è la volontà del Signore è molto semplice. Puoi fare un piccolo test: se il Signore ti mette un pensiero nel cuore di fare qualcosa, anche piccola e tu cominci a prendere scuse perché non vuoi farla, allora è molto probabile che quella sia la volontà di Dio per te quel giorno! 
Ed ecco che iniziamo con le scuse come ad esempio: non sono in grado di farlo! E non siamo i primi…

Esodo 6:12
Ma Mosè parlò in presenza del SIGNORE, dicendo: «Ecco, i figli d’Israele non mi hanno dato ascolto; come vorrà darmi ascolto il faraone, dato che io non so parlare? 
Non sono capace e sono anche troppo giovane!

Geremia 1:6
Io risposi: «Ahimè, Signore, DIO, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo». 

Pensate che Abramo fosse felice di sacrificare il figlio quando Dio glielo chiese? 

Lo stesso Gesù disse… non la mia ma la Tua volontà! Non ti capiterà spesso che fare la volontà di Dio ti parrà semplice o desiderabile. Sarà piuttosto il contrario; non vorrai farla inizialmente. Se vogliamo iniziare con il fare la volontà di Dio è necessario dunque iniziare con il pregare, proprio come fece il nostro Signore Gesù nel Getsemani. Non vi sorprenderà dunque che la prima cosa che Cristo chiese ai settanta inviandoli in missione sia stata “pregate perché il Signore invii altri operai nella sua messe”. 
La messe che è il mondo e la città alla quale il Signore ci invia è Sua, perciò ha l’autorità per inviare chi vuole e quando vuole.
Pregate perché il risveglio e il successo sono sempre il frutto delle ginocchia piegate in preghiera al Signore.

Non c’è missione senza preghiera!

Matteo 21: 28 
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli e rivolgendosi al primo disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella mia vigna”; 29 ma egli rispose e disse: “Non voglio”; più tardi però, pentitosi, vi andò.

Luca Macchiaiolo