Un viaggio di famiglia: 4 giorni intensissimi in Romania.

Tutti i Gentile per la prima volta in Romania

Ogni volta, a poche ore dalla partenza per un nuovo viaggio, mi si presenta un nodo in gola all’idea di lasciare i miei affetti qui in Italia. Fintanto che i miei bimbi (Monica 8 anni e Claudio 4 anni) erano più piccoli, era improbabile poterli portare con me, non tanto per i pericoli, quanto per l’agenda fittissima di attività che ogni volta svolgiamo. Il tempo è sempre ridottissimo, gli orari molto variabili e avere dei bambini dietro non è l’ideale, per noi e per loro.
Questa volta però, d’accordo con Federica (mia moglie), abbiamo pensato che fosse giunto il momento di far fare loro questa esperienza “diversa” dalla loro quotidianità.
Tra l’altro fino all’arrivo a destinazione, non sapevano dove saremmo andati, nonostante fossero comunque eccitatissimi di dover prendere l’aereo per la prima volta nella loro vita.
Averlo poi vissuto con Federica, ha dato ad entrambi tanto coraggio e un senso ancora più forte di quanto vogliamo diventare una famiglia “missionaria” per il Signore.
Speriamo che questo velocissimo viaggio, possa aver suscitato in loro, Monica e Claudio, oltre alla gioia di prendere l’aereo, una piccola fiammella di amore per il prossimo, che sicuramente potrà contrassegnare in positivo le loro vite.

Il solito arrivo notturno e il primo spostamento

Purtroppo i voli di Venerdì da Bergamo a Iași sono tutt’altro che comodi. Partenza alle 22.30 arrivo alle 1.30 (ora rumena), recupero dell’auto a noleggio e poi altri 45-50 min verso la Fattoria di Chedes Agape.
Si va a letto alle 3.30 AM. Meno male i bambini dormono in qualsiasi posto e condizione 🙂 noi adulti un po’ meno.
Sabato sveglia alle 9.00, colazione, saluto agli Stroi, ai loro bambini, poi una visita veloce, obbligatoria, agli animali della fattoria con Monica e Claudio, e poi partenza verso Sănduleni (Bacău) dove, dopo 2h di viaggio e circa 150km ci aspettano Leon e Dora Crismariu: due persone speciali con un cuore missionario gigantesco per l’ospitalità. Leon e Dora, dopo più di un ventennio in Italia, hanno deciso di ritornare a vivere in Romania per sostenere l’immenso lavoro di supporto e testimonianza nei villaggi poveri dell’area di Bacău.

Subito catapultati nella dura realtà

Il nostro primo appuntamento con i programmi di aiuto e testimonianza è a Mărcești. Sono bastati solo 4 km di sterrato per catapultarci in una realtà surreale. I nostri occhi hanno già visto posti simili, anche mia moglie nei suoi viaggi precedenti, i nostri bimbi no e sono un po’ sorpresi di apprendere che in quelle case di fango e paglia barcollanti vivono delle famiglie numerosissime e in condizioni visivamente precarie.
All’arrivo a destinazione vediamo piantata nel bel mezzo di un’area pianeggiante (una delle poche) una bella tensostruttura nuova, fissata solidamente ad una base di cemento. E’ questa la “chiesa” che i nostri fratelli di Onești sono riusciti, con l’aiuto di Dio, a realizzare, in questo villaggio che vive una realtà davvero molto triste.
Dopo circa 14 anni di viaggi e di esperienze, dirette e indirette, pensavo di aver ascoltato il peggio, ma ho dovuto ricredermi: al peggio non c’è mai fine. Alcuni racconti mi hanno fatto raggelare il sangue. Si tratta quasi sempre di episodi che coinvolgono donne, bambini e purtroppo ragazzine, che, poco più che adolescenti si ritrovano incinte a 15-17 anni con più di un bambino da accudire.
Dire che il villaggio di Mărcești è davvero abbandonato a se stesso, è un eufemismo. La sensazione che ho avuto, e confermata dai nostri fratelli, è che qui le istituzioni si tengano davvero alla larga, aggravando drasticamente il disastro sociale e umanitario già esistente.
Manca davvero tutto. In primis l’istruzione è davvero scarsa, l’educazione igienico-sanitaria assente, inoltre mancano le regole civili più basilari, senza parlare dei principi morali, etici, di pudore… Ognuno pensa alla propria sopravvivenza a volte a scapito di quella degli altri. Una lotta fra poveri.
Ancora una volta centra l’egoismo dei governi totalitari del passato, e di quelli corrotti del presente, che probabilmente sperano nell’autodistruzione di queste persone. Invece la popolazione cresce a dismisura generando un bisogno sempre più grande.
Un paradosso incomprensibile è che tutti, ma davvero tutti, compresi i bambini, hanno uno smartphone con internet in tasca… Le priorità nella vita del 2023

La forza del Vangelo

Ma dove l’orrore dei racconti e la disperazione abbonda, il seme del vangelo viene seminato e porta speranza.
Cornel Pascu e sua moglie Dorothy, lavorano da anni in queste aree ed il loro lavoro ha fruttato la nascita di diverse comunità evangeliche proprio dove prima c’era la stessa situazione di disperazione.
Lavorano sodo, predicano la Speranza, curano i bisogni delle famiglie, nutrono i bambini, li istruiscono, dimostrando loro un Amore come non hanno mai visto: l’amore che Gesù ha predicato nel Vangelo.

Questo stesso lavoro nel villaggio di Poduri, a pochi km di distanza ha portato tanto frutto. Almeno il 60% del villaggio ha creduto al messaggio  dell’evangelo, trasformando di fatto le loro vite non solo spiritualmente.
I risultati si sono visti in una incredibile solidarietà e amore reciproco, nella crescita dell’istruzione (molti non sapevano leggere) nell’abbandono della violenza, della promiscuità, dei vizi, dell’ozio. Ci si impegna per migliorare la vita quotidiana del villaggio stesso. La fedeltà di queste persone verso l’amore per il Signore è davvero esemplare: gli incontri sono sempre molto frequentati in qualsiasi condizione meteo. Uno dei convertiti di questo villaggio (Alin) ora è pastore della chiesa (sotto un grande tendone) a Poduri.
Il progetto di Cornel, con il supporto di Leon e della chiesa di Onești, è che si possa replicare, piacendo al Signore, quanto fatto a Poduri, anche a Mărcești.

Abbiamo convinzione che il Signore opererà, ma le difficoltà sono tantissime, una tra tutte è la mancanza di fondi e di risorse fisiche per portare avanti questo lavoro. C’è bisogno di tanti operai, e noi come Bethesda vogliamo essere, per quanto ci è possibile, in prima linea nell’aiutare questi fratelli.
Il pomeriggio è volato in tanti momenti di canto, condivisione della Parola, distribuzione di aiuti alimentari, vestiario e anche qualche peluche per i più piccoli.
La folla di bambini e mamme era davvero grande e tanta la difficoltà nel contenere la calca di persone durante la distribuzione. La cosa che ci ha stupito è che, durante il nostro programma, tutti i bambini cantavano a squarciagola le canzoni cristiane che sono state loro insegnate. Davvero un momento toccante.
Quello che ci ha toccato particolarmente è l’ormai “solito” incontro con le mamme (davvero giovanissime) con più di un bambino in braccio. Tra queste, incontriamo una mamma di 18 anni che aveva partorito (10 giorni prima) il suo terzo genito, dopo due gemelline avute a 16 anni. La sua storia ci ha colpito molto e la condivideremo presto per chiedere preghiera e aiuto specifici.

Ospiti speciali nella chiesa di Onești.

Domenica mattina tutti pronti per l’incontro di adorazione nella chiesa dove è pastore Cornel. Ci piace l’atmosfera ad alto contenuto musicale e tantissime esortazioni al ringraziamento. Noi italiani siamo sempre accolti con calore e affetto. Ci sembra di essere a casa, molti qui parlano italiano o comunque in inglese.
Abbiamo l’opportunità di conoscere diversi membri di questa chiesa e tantissimi ospiti. Riconosciamo diverse persone che abbiamo incontrato il pomeriggio prima a Mărcești, segno di una chiesa che ha una forte chiamata missionaria. Questo ci ha incoraggiato molto e ci ha fatto pensare a quante volte siamo passivi nella nostra propria comunità e ci limitiamo alla sterile frequentazione domenicale.

La domenica è continuata condividendo il pasto insieme alle famiglie Pascu, Cornel ed altri ospiti e a parlare di tanti progetti che vogliamo realizzare insieme, se Dio ce ne darà la benedizione.

Di nuovo in fattoria Chedes Agape, incontri piacevoli e rientro.

Sembrano passate poche ore, invece è già lunedì ed è tempo di tornare verso la fattoria, dove ci aspetta un pranzo con gli Stroi in formazione ridotta con Lorena, Denis, Ionela e Patri. Ricordiamo che Luiza e Luigi sono a Brașov, dove l’una studia e l’altro lavora.
Nel pomeriggio abbiamo avuto anche l’occasione di condividere alcuni pensieri con gli Stroi sulla saggezza e sul pensare al futuro, guardando dritto avanti, attraverso un passo di Proverbi 4.

I nostri bambini (Monica e Claudio) si sono subito sentiti a loro agio in fattoria, e non poteva essere diversamente. Nonostante le barriere linguistiche dopo pochi minuti dall’arrivo hanno iniziato a esplorarne ogni angolo, giocando e andando a vedere gli animali che gli Stroi allevano: galline, conigli e un maialino. Qualche settimana prima erano nati anche 6 cagnolini che sono stati riempiti in poco tempo di coccole dai nostri bimbi. E’ stato bello vedere questo legame senza barriere tra loro, una cosa che forse noi adulti dovremmo imparare, quantomeno in semplicità e spensieratezza.

Lunedì sera abbiamo incontrato anche Abel e Mihaela Corogeanu e Denis e Lavinia Zlatan. Insieme abbiamo iniziato a mettere le basi di quanto vorremmo realizzare nel posto che il Signore ci ha messo a disposizione (la fattoria) per portare avanti tutti i progetti spirituali e umanitari che Lui vorrà farci realizzare.

Martedì arriva quasi troppo presto, i nostri bambini vorrebbero rimanere ancora qui a correre spensierati e giocare con i bambini della fattoria, ma è tempo di tornare, di riprendere il nostro lavoro di ambasciatori di questa importante opera che il Signore ci ha messo davanti.

Prima di andare in aeroporto facciamo un salto a vedere il palazzo della Cultura di Iași: un maestoso edificio di quasi 100 anni. E’ incredibile come questo simbolo, situato in una città moderna, universitaria, progressista, sia a soli pochi km dalla miseria e dall’analfabetismo quasi totale.
Questa è la contraddizione che davvero si fa fatica a comprendere, anche dopo anni di viaggi. Basta una strada ridotta male per separare un bambino dall’istruzione e sono proprio queste le strade che siamo chiamati a percorrere come “missionari”. A volte sono tortuose, a volte infangate o innevate, a volte con buche profonde o piene di pericoli, ma non ci stancheremo di continuare, anche se dovessimo raggiungere una sola famiglia la volta.

Sappiamo che Dio ci darà la forza e le risorse per non arrenderci davanti a nessun ostacolo. Ho voglia di vedere giocare ancora bambini italiani con bambini rumeni, in maniera spensierata e sperare per tutti loro lo stesso futuro di serenità e speranza. Una nuova generazione piena di forza di volontà solidarietà e amore

Claudio e Monica forse ricorderanno questo viaggio particolarmente per la fattoria, gli animali, l’aereo, ma contestualmente io e Federica preghiamo che Dio possa instillare in loro l’amore per chi è nel bisogno e tendere una manina di aiuto, piccola ai nostri occhi ma grande agli occhi di Dio.

Efesini 2:19

Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio

Dio vi benedica

Orazio e Federica Gentile

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  • Patri e Monica mentre raccolgono mele in fattoria

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